Le barriere coralline sono ecosistemi fondamentali che ospitano una vasta diversità di forme di vita marina, garantiscono la protezione delle coste e contribuiscono alle economie locali e ai mezzi di sussistenza attraverso il turismo, la pesca e la tutela costiera. La crescente frequenza e gravità degli episodi di sbiancamento dei coralli registrati negli ultimi decenni minacciano il futuro di questi ecosistemi e della biodiversità che essi sostengono. Gli sforzi volti a mitigare i cambiamenti climatici, ridurre l’inquinamento e proteggere le barriere coralline sono essenziali per prevenire ulteriormente lo sbiancamento, le malattie e la morte dei coralli, nonché per favorire il recupero delle barriere danneggiate.

Che cos’è lo sbiancamento dei coralli?

Lo sbiancamento dei coralli è un fenomeno che si verifica quando i coralli perdono i loro colori vivaci a causa dello stress. Un olobionte corallino, o semplicemente “corallo”, è essenzialmente costituito da un animale (polipo), da alghe fotosintetiche simbiotiche (zooxantelle) e da microrganismi (batteri, archeobatteri, funghi e virus). Quando si verifica lo sbiancamento, i coralli espellono le zooxantelle colorate che vivono nei loro tessuti, rivelando lo scheletro bianco di carbonato di calcio sottostante, da cui il termine “sbiancamento”. In questa situazione, i coralli rimangono privi della loro principale fonte di energia (i nutrienti). Diventano più vulnerabili alle malattie e finiranno per morire di fame a meno che le condizioni non migliorino e le zooxantelle non tornino.

Sbiancamento dei coralli a Okinawa, in Giappone, 2016 – Foto di The Ocean Agency/Ocean Image Bank
Sbiancamento dei coralli nelle Fiji, 2016 – Foto di The Ocean Agency/Ocean Image Bank
Prima/Durante/Dopo lo sbiancamento dei coralli, Samoa Americane: prima (a sinistra: sani, dicembre 2014), durante lo sbiancamento (al centro: febbraio 2015) e dopo (a destra: morti, agosto 2015) – Foto di The Ocean Agency / Ocean Image Bank

I polipi corallini, anche all’interno della stessa colonia, possono reagire allo stress termico in modi diversi. Alcune parti di un corallo possono impallidire, altre possono sbiancarsi completamente, mentre altre ancora possono apparire normali.  Alcuni coralli possono persino produrre pigmenti luminosi e fluorescenti. Questo fenomeno è stato studiato solo di recente e si verifica quando i coralli producono pigmenti fotoprotettivi (simili alla crema solare) che favoriscono la ricolonizzazione delle loro alghe simbiotiche (puoi approfondire questo fenomeno qui).

Sbiancamento dei coralli con fluorescenza gialla in Nuova Caledonia (2016) – Foto di The Ocean Agency / Ocean Image Bank

I coralli possono anche sottoporsi a un processo denominato “riassetto delle zooxantelle”, assorbendo ed espellendo diversi tipi di simbionti fino a quando non si insedia un ceppo più resistente al calore. Possono inoltre fare maggiore affidamento sul consumo di plancton e materia organica per sostenersi in condizioni di scarsa attività fotosintetica. Sebbene i coralli abbiano un metabolismo incredibilmente flessibile, uno stress grave e prolungato spesso si rivela fatale.

Corallo Agaricia lamarcki in coltura, con colorazione sbiancata, pallida e normale all’inizio dell’evento di sbiancamento del 2023 a Xcalak, in Messico. – Foto di Andrea Rivera-Sosa

Quali sono le cause dello sbiancamento dei coralli?

Lo sbiancamento è una risposta generale allo stress dei coralli e può essere causato da molteplici cambiamenti ambientali, tra cui temperature della superficie del mare elevate o basse, afflusso di acqua dolce, eccesso di luce solare, inquinamento e bassa marea.

Gli episodi di sbiancamento di massa dei coralli (che interessano aree di centinaia o migliaia di chilometri) sono spesso associati a uno stress termico grave o prolungato, comprese le ondate di calore marine, che colpiscono vaste regioni e stanno diventando sempre più frequenti a causa dei cambiamenti climatici e del riscaldamento globale.

Ci sono coralli più sensibili allo sbiancamento rispetto ad altri?

Sia i coralli duri, o coralli costruttori di barriera ( quelli che secernono uno scheletro di carbonato di calcio) , sia i coralli molli (animali più flessibili costituiti da proteine fibrose) possono subire lo sbiancamento. Tuttavia, alcune“barriere coralline ribelli”sparse in tutto il mondo sembrano tollerare condizioni ambientali più difficili, tra cui tassi di sedimentazione più elevati e temperature fluttuanti (ad esempio, nel Mar Rosso e in Honduras).

La sensibilità e la vulnerabilità dei coralli allo sbiancamento possono variare in base alle condizioni a cui una barriera corallina si è adattata, alla sua composizione specica e alla zonazione della barriera stessa. Le risposte delle specie possono inoltre variare a seconda della morfologia (forma del corallo) o della plasticità fenotipica (la capacità di modificare determinati tratti in risposta all’ambiente).

Studi recenti suggeriscono inoltre che i coralli possiedano una “memoriaecologica” epossano essere in grado di aumentare la propria tolleranza in risposta a ripetuti episodi di stress.

Quali sono le conseguenze dello sbiancamento dei coralli?

Se le condizioni di stress persistono per un periodo prolungato, i coralli sbiancati rischiano di morire, causando il degrado di interi ecosistemi corallini. Questo declino non riguarda solo i coralli, ma anche le popolazioni ittiche, gli invertebrati e altri organismi marini che dipendono dagli habitat delle barriere coralline per il cibo, il riparo e la riproduzione.

Inoltre, mette a rischio i servizi fondamentali che le barriere coralline forniscono all’uomo!

Per ulteriori informazioni, consultare la sezione “Minacce ai coralli: lo sbiancamento” del sito Reef Resilience Network.

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